
Perché continuo a incontrare persone che mi fanno soffrire? Perché la mia vita sembra ripetere sempre gli stessi schemi? Perché, anche quando una relazione finisce, il dolore rimane?
Sono domande che molte persone portano in terapia.
La risposta, però, raramente si trova nell’altro.
Si trova nel modo in cui scegliamo – spesso inconsapevolmente – di rispondere alle esperienze della nostra vita.
Quando il dolore diventa il nostro filtro sul mondo
Quando veniamo feriti, è naturale provare rabbia, delusione, tristezza o senso di ingiustizia.
Il problema nasce quando quella ferita diventa il filtro attraverso cui iniziamo a leggere ogni persona e ogni relazione.
Magari pensiamo:
“Gli uomini sono tutti uguali.”
“Le donne fanno sempre soffrire.”
“Non ci si può fidare di nessuno.”
“Sono destinato ad attirare solo persone sbagliate.”
Queste convinzioni possono sembrare una forma di protezione. In realtà diventano una prigione. Perché non ci permettono più di vedere la realtà, ma solo la conferma della nostra sofferenza.
Le persone ferite spesso feriscono
Uno degli aspetti più complessi della psicologia è comprendere che chi fa soffrire gli altri, molto spesso, porta dentro di sé una sofferenza che non ha mai imparato a gestire.
Questo non significa giustificare comportamenti violenti, manipolatori o abusanti.
La violenza non è mai accettabile. Comprendere, però, è diverso dal giustificare.
Dietro molti comportamenti aggressivi si nascondono paure profonde, ferite antiche, modelli relazionali disfunzionali appresi durante l’infanzia.
Molte persone hanno imparato a chiedere amore attraverso il controllo, la rabbia, il possesso o la distanza emotiva.
È l’unica modalità che conoscono.
Ed è proprio per questo che interrompere questi schemi richiede un percorso di consapevolezza.
La domanda che cambia tutto
Durante un percorso terapeutico può arrivare una domanda capace di cambiare completamente prospettiva.
Non è:
“Perché mi è successo?”
Ma:
“Cosa scelgo di fare oggi con ciò che mi è successo?”
Non possiamo modificare il passato.
Non possiamo cambiare le persone che ci hanno ferito.
Non possiamo riscrivere l’infanzia o cancellare una delusione.
Possiamo però scegliere come prenderci cura delle conseguenze che quelle esperienze hanno lasciato dentro di noi.
Ed è qui che inizia la responsabilità personale.
Responsabilità non significa colpa
Questa è una distinzione fondamentale.
Assumersi la responsabilità della propria vita non significa colpevolizzarsi.
Significa smettere di lasciare il timone della propria esistenza nelle mani degli altri.
Significa riconoscere che, anche se non abbiamo scelto ciò che abbiamo vissuto, possiamo scegliere come rispondere oggi.
È una posizione profondamente diversa dal pensare:
“È tutta colpa mia.”
La responsabilità dice:
“Questo è ciò che è accaduto. Ora posso decidere come prendermi cura di me.”
Ed è una posizione che restituisce libertà.
Le relazioni come specchio delle nostre ferite
Molte persone arrivano in terapia convinte di aver incontrato soltanto partner sbagliati.
A volte è vero.
Altre volte, però, esistono dinamiche inconsce che ci portano a scegliere persone che confermano ciò che abbiamo imparato sull’amore durante la nostra storia.
Se siamo cresciuti pensando di dover conquistare l’affetto, potremmo sentirci attratti da chi è emotivamente distante.
Se abbiamo imparato che l’amore significa sacrificio, potremmo ritrovarci in relazioni dove diamo continuamente senza ricevere.
Non perché lo desideriamo.
Ma perché ciò che conosciamo ci appare familiare.
La psicoterapia aiuta proprio a rendere visibili questi meccanismi invisibili.
La crisi può diventare un punto di svolta
James Hillman scriveva provocatoriamente che ognuno di noi ha bisogno di qualcuno che gli rovini la vita.
Una frase che può sembrare dura.
Ma il suo significato è molto diverso da quello che appare.
Non è un invito a cercare relazioni tossiche.
È un invito a riconoscere che alcune crisi hanno la capacità di rompere l’immagine idealizzata che avevamo di noi stessi, dell’amore e delle relazioni.
Sono momenti dolorosi.
Ma possono trasformarsi nell’inizio di una crescita profonda.
Ogni crisi ci costringe a porci domande nuove.
E spesso proprio lì inizia il cambiamento.
La rabbia ci protegge, ma non ci cura
La rabbia è un’emozione importante.
Ci segnala che qualcosa ci ha feriti.
Ci aiuta a mettere confini.
Ma quando rimane dentro di noi per anni, smette di proteggerci.
Inizia a consumare energie, serenità e possibilità future.
Molte persone continuano inconsapevolmente a vivere in funzione di chi le ha fatte soffrire.
Ogni nuova relazione viene confrontata con quella precedente.
Ogni nuova esperienza viene interpretata attraverso il dolore passato.
È come continuare a lasciare che una vecchia ferita decida il presente.
Ogni relazione può insegnarci qualcosa
Ogni incontro significativo lascia una traccia.
Un partner.
Un amico.
Un genitore.
Persino chi ci ha deluso profondamente può mostrarci qualcosa che avevamo bisogno di vedere.
Forse un nostro bisogno ignorato.
Forse un limite mai espresso.
Forse una paura che ci accompagna da sempre.
Le relazioni non sono percorsi perfetti.
Sono luoghi di crescita.
A volte ci fanno sperimentare il meglio di noi.
Altre volte fanno emergere le nostre fragilità più profonde.
Ed è proprio osservando queste fragilità con curiosità, invece che con giudizio, che possiamo iniziare a trasformarle.
La psicoterapia aiuta a interrompere i copioni che si ripetono
Quando alcuni schemi ritornano continuamente, raramente è questione di sfortuna.
Spesso esistono convinzioni profonde che guidano inconsapevolmente le nostre scelte.
La terapia cognitivo-comportamentale permette di riconoscere questi automatismi, comprendere come si sono formati e costruire modalità nuove di stare nelle relazioni.
Non cancella il passato.
Ma impedisce che il passato continui a scrivere il futuro.
Il vero cambiamento inizia da una scelta
Non è importante ciò che ti è stato fatto. È importante ciò che scegli di fare con ciò che ti è stato fatto.
Questa prospettiva non elimina il dolore.
Ma restituisce qualcosa di molto più prezioso: il potere di scegliere.
Scegliere di interrompere i vecchi schemi.
Scegliere di prendersi cura delle proprie ferite.
Scegliere di non lasciare che siano le esperienze passate a definire per sempre chi siamo.
Perché il passato racconta una parte della nostra storia. Ma non è obbligato a scrivere anche il finale.
Inizia oggi da qui: contattami a questa mail valeriadandria@hotmail.it per cominciare insieme il tuo percorso.

