Riflessioni sull’omicidio della psichiatra da parte del suo paziente

La morte della dottoressa Barbara Capovani non può non suscitare delle emozioni molto forti in ogni operatore della salute: si parla di mettere in gioco la propria vita mentre si cerca di aiutare le altre persone a vivere.

I dati ci dicono che sono sempre più frequenti i casi di violenza verbale e fisica nei confronti degli operatori della salute, tanto da arrivare alla violenza estrema che ha toccato la psichiatra.

La malattia mentale è sempre stata presente tra le persone di ogni cultura ed epoca, ma negli ultimi anni il mondo è essere profondamente cambiato: accelerazione, alienazione, misoginia, scontri tra ideologie, solitudine, crisi economica e sociale, trovano sfogo in rabbia e violenza.

È verosimile supporre che tutto questo abbia prodotto maggiore disadattamento sia per le persone affette da patologie mentali ma anche per coloro che presentano ancora un buon equilibrio mentale.

Ad oggi gli operatori della salute hanno meno, mentre il carico di lavoro cresce sempre di più sia per numeri che per complessità.

Inoltre le scienze psicologiche e psichiatriche da anni devono subire, ad ondate, infamanti accuse di essere inutili, ma la società avrà sempre di più bisogno di vedere protetta la salute mentale di tutti i suoi cittadini.

Questo drammatico caso è solo un esempio che riaccende i riflettori sulle troppe aggressioni subite dal personale sanitario negli ultimi anni.

Una prima soluzione è certa: chi si dedica a gestire e proteggere il paese provveda a difendere al più presto gli operatori sanitari da ogni forma di violenza, fisica, verbale, psicologica e legale.

Il fenomeno sta assumendo dimensioni sempre più grandi e si rende necessario trovare soluzioni che possano garantire adeguata protezione a chi lavora in sanità per prevenire casi come questi.